Inviolabile Chimera
Non so davvero perché rimango sempre ferma ad aspettare. La fregatura l'ho già presa ma, a quanto pare, mi piace troppo continuare a farmi male con gli stessi strumenti di tortura.
Stessi strumenti per le stesse ferite.
Sono monotona anche quando mi faccio del male.
Davvero buffo.
Il tempo passa e io lo lascio fluire senza fare niente per fermarlo, per trattenerlo ancora un po' fra le mie dita e assaporarlo, e non faccio niente nemmeno per viverlo. Sto seduta, fisso la parete e penso, consapevole che il sole che sorge e tramonta oltre il vetro della mia finestra è un sole che non tornerà, che quel tempo non tornerà per me.
L'inattività, la voglia di lasciarmi scivolare tutto addosso, la debolezza di prendere in mano la mia vita, l'insofferenza verso le persone penso che siano sempre state latenti in me, presenti ma facili da oscurare, solo ora, mi redo conto che invece sono diventate incontrollabili, esponenziali.
Mi sono lasciata andare, ho smesso di aggrapparmi forzatamente e con tenacia ad ogni appiglio che la quotidianità volesse donarmi. Ho deciso, da un giorno all'altro, che era troppo patetico andare a rincorrere lo stesso treno per poi perderlo sempre, che era stupido tornare sempre negli stessi posti sperando di inciampare nella persona che si cerca o magari nella felicità.
Così ho, sistematicamente, smesso di farlo. Ho smesso come smetterebbe un giocatore compulsivo di giocare: gettando al vento ogni ricordo di vita passata, barricandosi dentro una casa buia e attendendo che il tempo, forse la morte, spazzino via tutto.
La cura per quanto brutale è solamente insufficiente.
Per ogni finestra chiusa c'è un ricordo della mente pronto a rimpiazzarla con maggiore vigore e maggiore dolore, non c'è serenità nel vivere da soli e fuori dal mondo perché tanto i ricordi, quelli che ronzano nella testa, quelli non si posso cancellare con niente.
Sbattono, frullano, si arrovellano gli uni su gli altri ma non spariscono. Nessun pugno contro il muro, nessun urlo, nessun sonno finto possono metterli a tacere. Ironicamente non ti lasciano mai sola.
Che la mia sia una battaglia inutile e che questa attesa logorante che mi sono imposta lo sia ancora di più, lo so meglio di chiunque altro. So, perfettamente, che buttare all'aria ogni progetto, ogni sogno e ogni amore in attesa di qualcos'altro è mera banale chimera, ma io la chimera la voglio raggiungere. La voglio stringere fra le mani e avere la certezza che quel senso di mancanza che mi amareggia e disgusta la bocca e, che è diventato insopportabile, è finalmente andato via; dissolto come lacrime nel vento.
La mancanza, il senso di vuoto che mi schiaccia il petto, la nostalgia di qualcosa che non so nemmeno di avere avuto ma che prego di riavere indietro, queste sono la mia Chimera.
Lei vola intoccabile su quel cielo che io ho solo paura a guardare, vola e poi scende in picchiata sulla mia testa: si mostra meravigliosa, completa e meschinamente inviolabile per me. Le mani si ergono a sfiorarla ma non fanno che chiudersi su un pugno di aria, troppo veloce per essere afferrata, per far smettere al mio tempo di non avere valore e dimensione, per far arrestare questo logorio di minuti.
Ed è giusto così.
La Chimera non può essere ingabbiata, e solo un novello Bellerofonte potrebbe tornare alla vita per ucciderla un'altra volta, ma non si può sperare anche in questo sogno malato, e allora non mi resta che ammirarla ed invidiarla: lei è tutto quello che a me non è dato avere.
Stessi strumenti per le stesse ferite.
Sono monotona anche quando mi faccio del male.
Davvero buffo.
Il tempo passa e io lo lascio fluire senza fare niente per fermarlo, per trattenerlo ancora un po' fra le mie dita e assaporarlo, e non faccio niente nemmeno per viverlo. Sto seduta, fisso la parete e penso, consapevole che il sole che sorge e tramonta oltre il vetro della mia finestra è un sole che non tornerà, che quel tempo non tornerà per me.
L'inattività, la voglia di lasciarmi scivolare tutto addosso, la debolezza di prendere in mano la mia vita, l'insofferenza verso le persone penso che siano sempre state latenti in me, presenti ma facili da oscurare, solo ora, mi redo conto che invece sono diventate incontrollabili, esponenziali.
Mi sono lasciata andare, ho smesso di aggrapparmi forzatamente e con tenacia ad ogni appiglio che la quotidianità volesse donarmi. Ho deciso, da un giorno all'altro, che era troppo patetico andare a rincorrere lo stesso treno per poi perderlo sempre, che era stupido tornare sempre negli stessi posti sperando di inciampare nella persona che si cerca o magari nella felicità.
Così ho, sistematicamente, smesso di farlo. Ho smesso come smetterebbe un giocatore compulsivo di giocare: gettando al vento ogni ricordo di vita passata, barricandosi dentro una casa buia e attendendo che il tempo, forse la morte, spazzino via tutto.
La cura per quanto brutale è solamente insufficiente.
Per ogni finestra chiusa c'è un ricordo della mente pronto a rimpiazzarla con maggiore vigore e maggiore dolore, non c'è serenità nel vivere da soli e fuori dal mondo perché tanto i ricordi, quelli che ronzano nella testa, quelli non si posso cancellare con niente.
Sbattono, frullano, si arrovellano gli uni su gli altri ma non spariscono. Nessun pugno contro il muro, nessun urlo, nessun sonno finto possono metterli a tacere. Ironicamente non ti lasciano mai sola.
Che la mia sia una battaglia inutile e che questa attesa logorante che mi sono imposta lo sia ancora di più, lo so meglio di chiunque altro. So, perfettamente, che buttare all'aria ogni progetto, ogni sogno e ogni amore in attesa di qualcos'altro è mera banale chimera, ma io la chimera la voglio raggiungere. La voglio stringere fra le mani e avere la certezza che quel senso di mancanza che mi amareggia e disgusta la bocca e, che è diventato insopportabile, è finalmente andato via; dissolto come lacrime nel vento.
La mancanza, il senso di vuoto che mi schiaccia il petto, la nostalgia di qualcosa che non so nemmeno di avere avuto ma che prego di riavere indietro, queste sono la mia Chimera.
Lei vola intoccabile su quel cielo che io ho solo paura a guardare, vola e poi scende in picchiata sulla mia testa: si mostra meravigliosa, completa e meschinamente inviolabile per me. Le mani si ergono a sfiorarla ma non fanno che chiudersi su un pugno di aria, troppo veloce per essere afferrata, per far smettere al mio tempo di non avere valore e dimensione, per far arrestare questo logorio di minuti.
Ed è giusto così.
La Chimera non può essere ingabbiata, e solo un novello Bellerofonte potrebbe tornare alla vita per ucciderla un'altra volta, ma non si può sperare anche in questo sogno malato, e allora non mi resta che ammirarla ed invidiarla: lei è tutto quello che a me non è dato avere.

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