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Visualizzazione dei post da settembre, 2014

Delirio di vita

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Ricordo, e il ricordo è vivido come se gli anni non fossero mai passati. Ancora adesso, mentre l’anima mi abbandona in questo letto di morte, ricordo le emozioni e il tremore del cuore che fecero da testimoni al nostro primo bacio. Il passato torna ad essere presente in questo delirio di vita; tutto si ferma, a muoversi solo le immagini ingiallite dalla malattia. È una notte d’estate e il caldo si fa appena più sopportabile, noi siamo sdraiati sull'asfalto di un parcheggio abbandonato con gli occhi piantati in cielo e le mani che si cercano voraci, smaniose di trovare l’altro palmo pulsante, l’altra metà cui intrecciarsi. Una stella cade e il cielo per un secondo si fa buio. Tu sei sopra di me, i respiri accelerano e si uniscono in un bacio morbido e sinuoso, aspettato e desiderato e che ora senza fretta erompe, si insinua sulle labbra e si aggroviglia ai gemiti di piacere che risalgono dalle profondità del corpo. Il cuore martella a sangue le orecchie, ogni battito è una nota di...

Non ho mai voluto essere felice

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Non ho mai voluto essere felice. La felicità mi ha sempre fatto paura e così l'ho evitata. Spesso mi ci sono scontrata, a volte l'ho sfiorata, e il più delle volte l'ho ammirata da lontano, dalla mia zona sicura, ma non l'ho mai cercata veramente. Preferisco vivere la vita giorno per giorno coprendomi la faccia di sorrisi spensierati, certo non sono appaganti come la felicità ma ci si avvicinano senza farmi male. Che la felicità sia un'altra cosa, molto più profonda di una serata con gli amici o di un ghigno finto sulle labbra, lo so bene, ma delle cose profonde ho sempre avuto un'irrazionale paura. Scendere in profondità vuol dire erodere, calpestare, maciullare quello che c'era prima per creare del posto nuovo, vuol dire lasciar scavare il proprio cuore e riempirlo di affetti, emozioni e ricordi, che forse svaniranno più velocemente di quanto ci hanno messo a penetrarti nel cuore. E allora non ti rimane che un cratere inarginabile proprio al centro del ...

Vagar per mondi

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Gironzolo tra le città di fantasmi che popolano la mia stanza, volto ancora una pagina e sono in un modo squassato dalla guerra e dalla fame, ne giro un'altra e sono davanti alla forca di un condannato a morte, giro ancora e sono in un mondo fantastico; per tutta la notte non faccio che aggirarmi fra questi mondi lontani o vicini dove la mente si perde e non sente la mancanza presente. Ma anche le pagine finiscono ed io sono costretta a tornare, io devo tornare. La notte si sta schiudendo alle prime luci del nuovo giorno e io mi lascio cadere, la mente annebbiata dai ricordi, sul mio letto gelido. Gli occhi venati di sangue si chiudono pesanti, ma io non riesco ad abbandonarmi e così a mezza bocca, sussurrando, prego. Prego perché questa sia la mia ultima notte senza riposo, perché la mia pena sia finalmente scontata. Ah, preghiere vane! Ah, preghiere mal rivolte! Inutili e sprecate come parole nel vento. Neppure le calde ombre del mattino riescono a distendere i miei...

Il mercato della domenica

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Stavo camminando e mi sono messa a correre. Senza motivo e senza necessità. Camminavo e le mie gambe hanno cominciato ad andare più veloci, sempre più veloci finché ho sentito il fiato venire a mancare e i polmoni bruciare, i muscoli fare male e le guance diventare livide. Correvo e non volevo correre. Non avevo nessun posto da raggiungere e niente da fare, ma il corpo non voleva ragioni: voleva solo che io corressi a perdifiato sotto il sole. Non potevo fare altro che assecondarlo e andare più veloce di lui. Così ho lasciato che mi guidasse ora dentro i segreti di vie solitarie, ora lungo la calura delle strade trafficate fino a perdermi in quel labirinto e a ritrovarmi stremata e senza fiato in una viuzza nascosta chissà dove. Era stretta, quasi asfissiante e camminandoci dentro avevi la sensazione che le case ti sarebbero crollate addosso, tanto erano ammassate le une sulle altre e i tetti intrecciati in una volta di coppi colorati. Era quasi al bu...