Istantanea

Venezia e i suoi ponti piccoli e grandi, affollati o deserti, vecchi e nuovi, in legno o in pietra.Venezia e i suoi canali come tanti tagli profondi nella carne viva della città, come tante finestre aperte sulla sua quotidianità, come tanti sipari scoperti sulla normalità che si annida all'interno del suo grembo di pietra a mostrarti come in fondo anche lei sia una città come tutte le altre, con la stessa semplice vita di tutte le altre.Venezia e i suoi panni stesi ad asciugare all'ombra perenne della storia di palazzi vecchi di secoli, colori bagnati mossi appena dall'aria oppressa che di tanto in tanto si inserisce in quelle spaccature e mulina rapida fino a disperdesi in qualche apertura frettolosa, in qualche piazza imprevista. Venezia e il suo inverno pungente, e i suoi stranieri di passaggio, Venezia e due ragazzi su un piccolo ponte sospeso mischiati alla gente fuggitiva: lui con in mano una consunta macchina fotografica e lei, poco più in là, appoggiata alla balaustra, il viso ficcato nel vuoto a guardare quell'acqua stanca e torbida non scorrere sotto di loro.
Il vento si alza d'un tratto senza preavviso, se non quello troppo tradivo dei vestiti sbattuti conto le imposte, e si ferma su quel ponte, minuscolo tornado nel nulla. La ragazza si gira fulminea come spinta dall'urgenza del vento, si aggrappa con le mani alla pietra fredda del ponte e dondolandosi in avanti sorride, i denti bianchi scoperti a risplendere di vita, i capelli lunghi mossi e castani a ricadere in avanti fino a ricoprirle il volto e le spalle. Il ragazzo, meccanicamente, porta le mani alla Polaroid, la alza portandosela agli occhi e cerca la luce per scattare. Vuole scattare perché in cuor suo sa che un sorriso così spontaneo, che un'ebrezza così bambina non capita tutti i giorni. La ragazza è chiusa dentro il suo obbiettivo e quel sorriso, per fortuna,è ancora lì. Sente nelle dita la pressione statica di quel bottone da premere, sta per farlo e la ragazza grida: " Ti voglio..".
Le dita non sanno trattenersi, stordite in quello spasmo di attesa, e allora premono e la macchina scatta col suo rumore metallico. Un'istantanea dal bordo bianco cade a terra ai loro piedi.
Il fotografo scosta la macchina e confuso la guarda diritto negli occhi rimanendo in silenzio; incapace di dare un senso a quelle parole e prega che sia lei a farlo. Lei ancora stretta a quel ponte con i capelli arruffati e il sorriso molle continua morbida a parlare, incurante del suo sguardo: "Ti voglio questa notte nel mio letto, e ti vorrò anche domani sera e forse anche quella dopo ancora, ti vorrò finché non me ne andrò da Venezia, ci stai?".
Il ragazzo non disse niente e non diede nemmeno segno di aver sentito le ultime parole che lei gli aveva gridato contro su quel ponte momentaneamente deserto, si abbassò, raccolse quell'istantanea, la porse alla ragazza senza nemmeno guardarla e, mentre lei se la rigirava nelle mani, con la sfida accesa negli occhi le sussurrò fra i capelli: " Quando cominciamo?".


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