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Visualizzazione dei post da 2014

Mai ci siamo incontrati

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Righe concitate, lettere raffazzonate e sbattute veloci, senza nemmeno prendere il respiro, sulle tastiere di due anime troppo lontane per toccarsi al di fuori di quei tasti neri e oltre quei rumori pesanti, di cose schiacciate. Troppo lontane per guardarsi negli occhi e leggere quello che sono, invece, costrette a leggere sugli schermi tremolanti. Troppo lontane per sentire con le proprie mani la carne che sono costrette ad immaginare fra le righe bianche e nere. Troppo lontane per fissare un giorno, un'ora e un luogo per fermare il tempo e sentirsi vicini. Troppo lontane, anche solo, per desiderare un appuntamento in questa vita. Anime fragili e timorose che sanno solo fermarsi a fantasticare su un appuntamento senza dimensione, rimandato in un futuro sempre più lontano e sicuro, ma pensato e vissuto decine di volte. Sì, vissuto e pensato fino alla paranoia. Fino a conoscere a memoria la sequenza di ogni bacio da scambiarsi, di ogni racconto da riversare l'uno dentro l...

Chiusa in una bolla

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Sotto un cielo pesante di nuvole scure che odorano di pioggia, cammino, schivando mulinelli voraci di foglie brune e pozzanghere fangose, cammino meditabonda senza direzione e senza volontà di riemergere dal malloppo intrecciato di vicoli grigi; cammino e mi sento chiusa in una bolla. Mi siedo, di mala voglia e senza un effettivo bisogno, ad un bar già ingombro di chiacchiere e di fumo denso, ma anche seduta mi sento chiusa nella mia bolla. Fuggo via e mi getto nella calca accogliente di un autobus all'ora di punta, almeno fra questo marasma di suoni risate e profumi speravo di essere al sicuro, ma, l'illusione si rompe presto: ancora una volta mi sento chiusa nella mia bolla. Sono chiusa in una bolla. Bolla di acciaio impenetrabile, corazza di menzogne intessute e lavorate a comporre la mia farsa quotidiana. Da dietro questa cortina nebulosa di finzioni cerco di guardare il mondo e di percepire i suoi rumori felpati, simboli di una vita libera di fluire al di fuori di me. ...

Metamorfosi notturne

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La luce è rarefatta, evaporata a poco a poco in tante piccole particelle danzanti lungo la linea del paesaggio, particelle abbaglianti rimaste impigliate nella ragnatela della foschia gelida. Foschia che avanza contaminando e alterando le forme di tutto ciò che è fuori della mia finestra. Lì aggrappati, quei minuscoli frammenti di sole,  perdurano a regalare le ultime fiammelle di colore, ora timidamente rossastre ora violentemente dorate. La luna, incompleta nella luminosità, troneggia già sulla parte di cielo cobalto, abisso ancora spoglio di stelle ma lontano dalle screziature di quelle ultime scintille infuocate. I contorni delle cose cominciano a perdersi inghiottiti e dalla nebbia evanescente che raggela ogni senso vitale e dalle tenebre basse che si espandono silenziose a mistificare ogni realtà. Movimenti impercettibili si compongono e scompongono, inesorabili, davanti ai miei occhi, davanti a me che guardo nascosta nell'ombra calda della mia casa; da qui, gabbia sicu...

Sospesi nel tempo

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Giornata glaciale, il vento spazza i vicoli con una furia immotivata mentre un sole placido, indora poche nuvole biancastre su un cielo innaturalmente azzurro. Le imposte cigolano e i battenti si rincorrono in un gioco perverso di raffiche aritmiche, gli androni dei vecchi palazzi, vestigia di uno splendore ormai perso, incanalano l'aria gelida e ti invitano ad affacciarti, a guardarli dentro; vogliono essere vissuti ancora una volta. E così ti spingono ad entrate, a correre su per quelle scalinate consunte e sconnesse, a sondare ogni stanza, spaventato e libero di frugare al loro interno. La luce è quasi assente, il freddo intirizzisce le membra e l'odore penetrante di muffa stuzzica il naso, sospingendoti a cercare, fra quei resti di vite vissute, un segreto da custodire nel cuore. I corridoi scivolano in stanze spoglie e piene di polvere, ma nell'aria si avverte appena un rumore di pagine mosse, di fogli fluttuanti e di libri scompaginati. Uno di quei corridoi si conto...

Sdraiata su una panchina conto le foglie che cadono

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Sto leggendo, la finestra è leggermente aperta a far filtrare l'aria pungente delle prime giornate autunnali, e sento le foglie cadere. Le sento mentre si staccano dai rami, mentre volteggiano spaventate nel loro breve volo e mentre si accasciano a terra, altri tasselli di un puzzle appena cominciato. Le guardo, le ascolto e unisco il mio battito al loro cadere disarmonico. L'autunno mi è sempre piaciuto, forse perché sono nata in questa stagione e tutto di lei mi sembra famigliare o forse perché adoro le sue emozioni: un insieme scomposto di opposti, un miscuglio di incomprensioni e di sapori male assortiti che ti lasciano, inevitabilmente, addosso una dolce malinconia e un'amara nostalgia; mi è sempre piaciuto ma quest'anno sento che manca qualcosa, sento che a me manca qualcosa. Niente di quello che ho davanti agli occhi può darmi pace o tacitare il mio cuore perché non posso fare a meno di pensare alle nostre menzogne estive, il mio spirito è rimasto bloccato sotto ...

Delirio di vita

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Ricordo, e il ricordo è vivido come se gli anni non fossero mai passati. Ancora adesso, mentre l’anima mi abbandona in questo letto di morte, ricordo le emozioni e il tremore del cuore che fecero da testimoni al nostro primo bacio. Il passato torna ad essere presente in questo delirio di vita; tutto si ferma, a muoversi solo le immagini ingiallite dalla malattia. È una notte d’estate e il caldo si fa appena più sopportabile, noi siamo sdraiati sull'asfalto di un parcheggio abbandonato con gli occhi piantati in cielo e le mani che si cercano voraci, smaniose di trovare l’altro palmo pulsante, l’altra metà cui intrecciarsi. Una stella cade e il cielo per un secondo si fa buio. Tu sei sopra di me, i respiri accelerano e si uniscono in un bacio morbido e sinuoso, aspettato e desiderato e che ora senza fretta erompe, si insinua sulle labbra e si aggroviglia ai gemiti di piacere che risalgono dalle profondità del corpo. Il cuore martella a sangue le orecchie, ogni battito è una nota di...

Non ho mai voluto essere felice

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Non ho mai voluto essere felice. La felicità mi ha sempre fatto paura e così l'ho evitata. Spesso mi ci sono scontrata, a volte l'ho sfiorata, e il più delle volte l'ho ammirata da lontano, dalla mia zona sicura, ma non l'ho mai cercata veramente. Preferisco vivere la vita giorno per giorno coprendomi la faccia di sorrisi spensierati, certo non sono appaganti come la felicità ma ci si avvicinano senza farmi male. Che la felicità sia un'altra cosa, molto più profonda di una serata con gli amici o di un ghigno finto sulle labbra, lo so bene, ma delle cose profonde ho sempre avuto un'irrazionale paura. Scendere in profondità vuol dire erodere, calpestare, maciullare quello che c'era prima per creare del posto nuovo, vuol dire lasciar scavare il proprio cuore e riempirlo di affetti, emozioni e ricordi, che forse svaniranno più velocemente di quanto ci hanno messo a penetrarti nel cuore. E allora non ti rimane che un cratere inarginabile proprio al centro del ...

Vagar per mondi

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Gironzolo tra le città di fantasmi che popolano la mia stanza, volto ancora una pagina e sono in un modo squassato dalla guerra e dalla fame, ne giro un'altra e sono davanti alla forca di un condannato a morte, giro ancora e sono in un mondo fantastico; per tutta la notte non faccio che aggirarmi fra questi mondi lontani o vicini dove la mente si perde e non sente la mancanza presente. Ma anche le pagine finiscono ed io sono costretta a tornare, io devo tornare. La notte si sta schiudendo alle prime luci del nuovo giorno e io mi lascio cadere, la mente annebbiata dai ricordi, sul mio letto gelido. Gli occhi venati di sangue si chiudono pesanti, ma io non riesco ad abbandonarmi e così a mezza bocca, sussurrando, prego. Prego perché questa sia la mia ultima notte senza riposo, perché la mia pena sia finalmente scontata. Ah, preghiere vane! Ah, preghiere mal rivolte! Inutili e sprecate come parole nel vento. Neppure le calde ombre del mattino riescono a distendere i miei...

Il mercato della domenica

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Stavo camminando e mi sono messa a correre. Senza motivo e senza necessità. Camminavo e le mie gambe hanno cominciato ad andare più veloci, sempre più veloci finché ho sentito il fiato venire a mancare e i polmoni bruciare, i muscoli fare male e le guance diventare livide. Correvo e non volevo correre. Non avevo nessun posto da raggiungere e niente da fare, ma il corpo non voleva ragioni: voleva solo che io corressi a perdifiato sotto il sole. Non potevo fare altro che assecondarlo e andare più veloce di lui. Così ho lasciato che mi guidasse ora dentro i segreti di vie solitarie, ora lungo la calura delle strade trafficate fino a perdermi in quel labirinto e a ritrovarmi stremata e senza fiato in una viuzza nascosta chissà dove. Era stretta, quasi asfissiante e camminandoci dentro avevi la sensazione che le case ti sarebbero crollate addosso, tanto erano ammassate le une sulle altre e i tetti intrecciati in una volta di coppi colorati. Era quasi al bu...

Il sorriso delle illusioni

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La notte è scesa pesante sulla terra e una luna incandescente nella sua pienezza si è appena nascosta dietro quel grosso nuvolone poco lontano. Così ricoperta sembra ancora più misteriosa e inquietante. Per effetto di quella maligna spuma celeste i contorni sono tremuli e deformi e il suo naturale bagliore, rassicurante nelle notti buie, è potenziato fino a divenire luce indiscreta e invadente. Sotto quella veste impalpabile la luna si trasforma divenendo mostruosa nella sua temporanea imperfezione. Il buio sta vincendo in questo labile equilibrio di luci e di ombre, immerge ogni cosa ed io con loro sono persa in questo nero e fra queste erbacce che mi punzecchiano la pelle, mentre guardo il cielo, finalmente, illuminato soltanto dalle stelle. Le stavo aspettando. Mi sono accovacciata sulla terra secca e bruciata di questo enorme campo incolto in aperta campagna, lontano dalle inquietudini della città, solo per poterle ammirare i...

Il mare risponde anche se non sembra

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Mi sono appena svegliata, trascino il mio corpo assonnato giù dal letto, barcollo fino alla veranda, mi getto sotto il sole rovente di una mattina estiva già finita, mi accendo una sigaretta e fisso il mare. Lo fisso per ore, apparentemente senza scopo e realmente senza davvero uno scopo. Me ne sto solo ad aspettare. Che cosa? Non lo so. Perché? Non lo so. Per quanto tempo? Non lo so. So solo chi sto aspettando. Chi? Il mare. Ogni giorno è così, da mesi ormai. La mia quotidianità è sospesa e la mia vita galleggia in una malinconica attesa. Non faccio nulla se non aspettare, pregare e sperare seduta sulla sabbia e con gli occhi costantemente persi in quell'orizzonte mobile. Sento che quella massa abominevole di acqua mi darà una risposta, pretendo che me la dia. Deve darmela, oppure ogni mia rinuncia sarà stata vana. Sono scappata da tutto quello che avevo lasciando dietro di me gli affetti più cari, so...

Ho danzato sui vetri rotti della mia vita

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Fra poco pioverà, lo sento nell'aria. I colori diventano opachi e gli odori si intensificano negli attimi che precedono la pioggia: ogni elemento naturale o artificiale si prepara ad essere ricoperto da una patina vischiosa e molle, e la natura a divenire un'enorme gelatina trasparente. Il rito comincia piano piano, un ticchettio alla volta. Sale sotto forma di melodia leggera ma incompiuta, si sente una mancanza in quei piccoli accordi iniziali. Tic sulla finestra, tic sull'asfalto nero, tic sulle foglie degli alberi, tic sul mio viso rivolto verso il cielo plumbeo. Tic cadenzati e manchevoli si ripetono in un ritmo sincopato che si tende fino al massimo, e poi silenzio. Ssssh la natura aspetta, la tensione è nell'aria. E all'improvviso ghirigori bianchi brillano fra le nuvole in tempesta, sono le saette che si ramificano nell'aria e diventano ponti fra la terra e il cielo. Ma ponti così vertiginosi non posso reggere a lungo e allora cadono,...

Eris, la discordia

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“Lo odio! Non posso sopportare un minuto di più la sua insulsa presenza! Ma..ma.. come può essere così stupido da non capire che non lo voglio?" Eris era furiosa. Camminava spedita misurando avanti ed indietro la sua camera da letto e ad ogni passo inveiva contro quell’uomo che tanto la ossessionava e che era, ancora una volta, la causa del suo tormento rabbioso. “Oh, ma se lo avessi di fronte a me in questo momento…lo..lo… Ecco gli toglierei quel bel sorrisetto compiaciuto con questa!” Nell’impeto aveva afferrato la prima cosa che sue mani tremanti erano state in grado di prendere ed ora brandendo quell’arnese, fendeva l’aria di fronte a sé con una spazzola d’argento. Era una amazzone di porcellana: snella e minuta si stagliava contro il rossore del sole calante e le ombre che si creavano nella stanza disegnavano strane tonalità scure sul suo viso, solitamente limpido. E così appariva tesa per lo sforzo di contenere le lacrime irose, che già minacciavano di rigarle il viso, ...

Urlo di autodistruzione

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Sto male. Sento il dolore che si insinua fra i muscoli e li blocca in una morsa. Sono distesa su questo letto da ore, forse da giorni. Non saprei dirlo, mi sono estraniata dal flusso del tempo da così tanto che ho perso ogni contatto con tutto quello che è vivo al di fuori di queste quattro mura. Mura che sono il mio rifugio e la mia cella. Non sono più in grado di distinguere né luce né buio perché ormai per me esiste solo la notte eterna che filtra da quella finestra. Mi sono svegliata da un sonno stanco, da un dormiveglia malato che non riposa ma che logora fino a far perdere conoscenza per qualche minuto e quello è tutto ciò che ti viene concesso: qualche minuto di incoscienza per riprenderti e farti continuare ancora. Sono sveglia e distesa su questo letto, che forse non è nemmeno mio. Cerco di sedermi e di mettere a fuoco quello che mi circonda per vedere se riesco a riconoscere qualcosa. Chiamo a r...

La stazione: la sala d'aspetto del mondo

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Due ragazzi si baciano. Si baciano, disperati, alla stazione sotto la calura estiva davanti alle bocche di un treno che fra pochi minuti inghiottirà uno di loro. Sono serrati in un abbraccio senza tempo e senza età. A guardali bene sono anche troppo giovani per scambiarsi baci così passionali, ma sono alla stazione: la sala d'aspetto del mondo, dove le emozioni si caricano e si tirano fino allo spasmo, dove l'attesa corrode ed eccita ogni cuore, dove in definitiva ogni cosa è lecita perché non si è più in sé stessi. E così più il treno manifesta la sua intenzione di partire e più lui la stringe convulsamente a sé; una mano serrata sulla sua nuca e l'altra a far pressione sul collo di lei fino a costringerla a far aderire completamente i loro corpi. La loro disperata passione non può che culminare in un bacio vorace, carnale, famelico. L'ora è arrivata, il treno è in partenza. Lei cerca...

La Regina Pazza

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Un tuffo al cuore e sono al nostro solito posto. Il respiro si accelera e poi si ferma improvvisamente, il corpo è tutto teso e gli occhi ti aspettano. Sono convinti che tu comparirai da dietro qualche angolo fra una manciata di secondi. Ah, che stupida! Dopo poco la mente ricorda e gli occhi si abbassano consci che non arriverà più nessuno. Mille volte sono tornata in quel posto. All’inizio mi avvicinavo appena, ci giravo intorno come un avvoltoio sulla preda, peccato che la preda ero io. Poi mi sono decisa a tornare, mi sono decisa ad entrare un’altra volta in quella che è per me la casa del dolore e del ricordo. Tutto è come lo abbiamo lasciato. Immacolato, un piccolo altare nel deserto. I segni del tempo hanno corroso e calpestato ogni cosa intorno ma non si sono arrischiati a toccare quel luogo sacro. Sacro? Forse, un tempo! Ma che sto dicendo, era sacro senza ombra di dubbio. Quello era il nostro rifugio, il nostro giardino dell’Eden, il nostro mondo: dove amore regnava trion...

Il ritratto

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"Ti odio! Hai rovinato la mia vita, vattene via!" urlò la splendida ragazza in piedi al centro della stanza semivuota, mentre lottava per fermare il tremito del suo corpo scosso dalla rabbia e dal dolore. Era paralizzata in quella posa aspettando una reazione dalla figura imponente e ombrosa di fronte a lei. "La tua vita faceva già schifo quando ti ho conosciuta, non dare la colpa a me! Io..non ho fatto altro...ma vai al diavolo, donna!" Urlò più forte di lei, facendola rabbrividire di terrore, e si lanciò fuori dalla loro camera da letto chiudendo, con uno schianto di rabbia seguito da una imprecazione, la porta. Le urla erano finite. Ora, c'era solo il silenzio. La donna rimasta finalmente sola non seppe più dominarsi e si lasciò andare, preda di una miriade di emozioni laceranti. Le lacrime scorrevano calde, liberatorie sulle sue guance lievemente arrossate dallo scontro appena sostenuto, il corpo pian piano comincio ad essere straziato da pesanti singult...

Il sole, il bianco dei nostri vestiti e il verde di un ghiacciolo

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Questa mattina ho visto l'alba, ho visto tutta la notte scorrermi davanti. Incollata alla finestra ti aspettavo e come sempre sei arrivato, arrivi quando meno me lo aspetto e quando già il sonno si fa sentire pesante, ma arrivi. Mi accarezzi il volto con la tua mano leggera, leggerissima, non la sento nemmeno più ma continuo ad immaginarla; mi dai il solito bacio sulla fronte, sorridi e riparti. Ed io ti aspetto, ti aspetto da sempre. Ogni notte questo mese ho visto la notte passare veloce ed io correvo con lei, non ho mai vinto ma almeno l'ho sfidata. Se la mia mente dimentica, il cuore non lo fa. E così ogni notte è una catarsi, ogni notte è rivivere quello che è già successo. Ora è mattina. E quello che di notte fa male, la mattina diventa sopportabile; non ho mai capito perché ma funziona così, mi dicono. E allora, perché non rivivere ancora una volta? Forse la luce del sole asciugherà una volta per tutte le lacrime che la notte non riesce a fermare. Allora volo vi...

Ti sogno ma non esisti

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Sono a lezione. Sono seduta al mio solito posto, quello in fondo alla fila, quasi sempre una delle ultime file. Scelgo sempre lo stesso e sempre con lo stesso ragionamento: le prime file richiedono troppa concentrazione, non fanno per me; in quelle centrali mi sento compressa, chiusa, una sensazione insopportabile; le ultime invece sono perfette, sono quella zona di nessuno dove non è richiesta alcuna particolare volontà di attenzione o di partecipazione, chi si siede in quei posti, con uno sguardo d'intesa, ti comunica che non sarà di intralcio, che ti capisce e che come te sta cercando un posticino riparato da cui seguire la lezione, una lezione qualsiasi. Quindi sono a lezione, seduta in un'aula stranamente piena, stracolma. Anzi mi guardo in giro e comincio a pensare di aver sbagliato posto o orario, solitamente c'è l'eco a farci compagnia fra i banchi. Il posto è questo e l'ora pure, mi rassegno. Inizia la lezione, proiettore accesso, immagini di battaglie s...