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Visualizzazione dei post da 2015

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La rabbia mi divora lo stomaco, lentamente. Pezzo per pezzo immagino la carne staccarsi, logorarsi e diventare poltiglia assassina che insaziabile mi corrode e mi mangia. Non riesco nemmeno a guardati in faccia da quanto mi fai schifo e più mi sforzo di guardarti e più la rabbia mi monta dentro, la sento che si agita e che risale fino alla bocca, è amara come la bile, e vomitartela addosso in un fiume di parole urlate non mi costringerebbe a tenermela in bocca e a serrare i denti sempre più forte e a sentire il calore del sangue che mi invischia le mani, tanto le unghie sono penetrate per lo sforzo di contenermi. Ti ho davanti e vorrei solo picchiarti, prendere a schiaffi quel tuo sorriso rassicurante e sperare che tu possa provare almeno una parte del mio rammarico. Sento il tuo respiro sulla mia guancia tanto mi sei vicino e tanto poco mi basterebbe per alzare una mano contro di te, ma, in questa fottuta realtà, non riesco a farti nulla. Ti guardo negli occhi e penso alla miseria...

La vasca del sesto piano

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Alexandria si era appena svegliata, era tardi. Ogni tanto di sera lavorava in un bar ma da qualche settimana non aveva impegni, così si alzava dal letto quando preferiva. Di solito lasciava che fosse il corpo a decidere, quando sentiva le carni indolenzite per la stessa posa, si destava. Anche questa mattina era successo lo stesso, la schiena aveva cominciato a protestare per la posizione rannicchiata, tipica del suo sonno profondo. Al primo sentore di formicolio si era raddrizzata stropicciandosi gli occhi e cercando a tentoni, nella stanza semibuia, qualcosa da infilarsi addosso. La nudità la affascinava, era quasi una sua perversione. Pensare di stare vestita anche sotto le coperte le sembrava strano al limite dell'incomprensibile sia che sotto quelle coperte fosse sola o che non lo fosse. Quella nudità era diventata per lei come una fissa fin da quando era ragazza nella sua vecchia casa quando ancora abitava con i suoi genitori. Rovistando con la mano aveva trovato solo la mag...

La foresta dell'espiazione

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L'aria si era fatta improvvisamente inclemente e il sole, scivolato lungo la sua parabola calante, era diventato un fascio radiale di un accecante arancione puro. Il fascio lungo e stretto si annidava prepotente fra la bassa boscaglia fino a stanare anche l'ultimo anfratto prossimo al buio nella notte latente. La luce imparziale si tendeva in convulsi spasimi fino al limitare degli arbusti e si immergeva poi, prossima alla morte, nelle acque del placido torrente che sinuoso si lanciava verso la caduta al mare. L'azzurro cupo della piccola fonte contaminato da quella presenza luminosa estranea assumeva una vivacità malata che poche volte si era vista, e l'azzurro freddo magicamente si trasformava in un turchese pastello innaturale per i toni di marrone e di verde di quella foresta appena entrata nella primavera. Un occhio ramingo avrebbe avvertito la presenza di quel nuovo colore sulla tavolozza quasi monocorde della vallata solo aguzzando un poco la vista. Lo spettacolo...

Il rituale

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Al limitar del giorno, mentre la luce serale si inabissava nel fondo e tetro lago, padrone incontrastato della piana, una donna con un segreto sul cuore si accasciava alle sue rive. Aveva camminato senza mai fermarsi e lungo tutto il cammino aveva pregato e nel silenzio della sua mente e nel baccano del suo spirito. Ad ogni passo aveva alzato la voce nella speranza di attirare l'attenzione di qualcuno o di qualcosa, ma non aveva ricevuto niente in cambio: né risposte né segni. E lei aveva continuato ad andare avanti fino a quando il lago le aveva sbarrato la strada. Ora non poteva più proseguire, non c'era strada dopo il lago, non c'era nulla dopo le sue acque. Tutto finiva lì al suo interno. Aveva provato anche la disperazione durante il suo viaggio e in questo momento avrebbe voluto essere ancora disperata e avrebbe voluto piangere e prendersela con sé stessa per tutto quel- tempo, vita?- perso, avrebbe voluto singhiozzare e strapparsi i capelli e invece non lo fece. C...

La strega delle biblioteca

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I suoi capelli erano corvini e attorcigliati in perfette infinite spirali che le cerchiavano il volto ormai sfiorito. Il nero così genuino e naturale, era l'emblema vivido del suo attaccamento alla vita: come lei non volevano invecchiare. Quei capelli carbone le donavano, sulla tela pallida del visino, tratti ora di impudenza, ora di caparbietà e a volte anche di viva malignità ma, sotto la luce secca della giornate primaverili, la facevano sembrare morente. Una porcellana della pelle morbida e bianchissima macchiata dall'onta incancellabile dello scherzo dei colori. L'incedere del tempo aveva appesantito il suo corpo privandolo della grazia tipica della gioventù ma il viso era rimasto quello di una ragazzina. Non che mancassero piccole rughette qua e là a simboleggiare, come in realtà, anche quella parte fosse stata soggetta all'incantesimo del tempo quanto perché aveva due occhi enormi, anch'essi neri come la notte ma furbescamente sorridenti. Quegli occhi non s...

Istantanea

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Venezia e i suoi ponti piccoli e grandi, affollati o deserti, vecchi e nuovi, in legno o in pietra.Venezia e i suoi canali come tanti tagli profondi nella carne viva della città, come tante finestre aperte sulla sua quotidianità, come tanti sipari scoperti sulla normalità che si annida all'interno del suo grembo di pietra a mostrarti come in fondo anche lei sia una città come tutte le altre, con la stessa semplice vita di tutte le altre.Venezia e i suoi panni stesi ad asciugare all'ombra perenne della storia di palazzi vecchi di secoli, colori bagnati mossi appena dall'aria oppressa che di tanto in tanto si inserisce in quelle spaccature e mulina rapida fino a disperdesi in qualche apertura frettolosa, in qualche piazza imprevista. Venezia e il suo inverno pungente, e i suoi stranieri di passaggio, Venezia e due ragazzi su un piccolo ponte sospeso mischiati alla gente fuggitiva: lui con in mano una consunta macchina fotografica e lei, poco più in là, appoggiata alla balaust...

La caccia

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La luce discreta del tardo pomeriggio si intrufolava attraverso una finestra lasciata aperta per metà fin dentro una stanza minuscola e ansimante calore. Il barlume dorato si spandeva, leggero, a colorare i contorni tremuli degli oggetti al suo interno, i quali, lentamente, svelavano all'occhio la loro natura: una poltrona ingombra di vestiti abbandonati senza cura, come se qualcuno avesse avuto fretta di liberarsene; una scrivania schiacciata contro il muro e annerita dall'inchiostro dei suoi fogli, fitti e volanti; una lampada di un vetro verde fragile alla vista, spenta e lasciata in un angolo a raccogliere volubili granelli di polvere; un'infinità di libri dimenticati aperti o spiegazzati sul pavimento assieme ad altri fogli, questa volta bianchi, e poi penne e mozziconi di sigarette. Erano tutte piccole roccaforti innalzate all'ombra di un vecchio letto. Un letto grande, tanto da occupare quasi tutta la stanza, sfatto, con le lenzuola accartocciate sul pavimento e ...

Inviolabile Chimera

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Non so davvero perché rimango sempre ferma ad aspettare. La fregatura l'ho già presa ma, a quanto pare, mi piace troppo continuare a farmi male con gli stessi strumenti di tortura. Stessi strumenti per le stesse ferite. Sono monotona anche quando mi faccio del male. Davvero buffo. Il tempo passa e io lo lascio fluire senza fare niente per fermarlo, per trattenerlo ancora un po' fra le mie dita e assaporarlo, e non faccio niente nemmeno per viverlo. Sto seduta, fisso la parete e penso, consapevole che il sole che sorge e tramonta oltre il vetro della mia finestra è un sole che non tornerà, che quel tempo non tornerà per me. L'inattività, la voglia di lasciarmi scivolare tutto addosso, la debolezza di prendere in mano la mia vita, l'insofferenza verso le persone penso che siano sempre state latenti in me, presenti ma facili da oscurare, solo ora, mi redo conto che invece sono diventate incontrollabili, esponenziali. Mi sono lasciata andare, ho smesso di aggrapparmi ...