Non ho mai voluto essere felice

Non ho mai voluto essere felice. La felicità mi ha sempre fatto paura e così l'ho evitata. Spesso mi ci sono scontrata, a volte l'ho sfiorata, e il più delle volte l'ho ammirata da lontano, dalla mia zona sicura, ma non l'ho mai cercata veramente.
Preferisco vivere la vita giorno per giorno coprendomi la faccia di sorrisi spensierati, certo non sono appaganti come la felicità ma ci si avvicinano senza farmi male.
Che la felicità sia un'altra cosa, molto più profonda di una serata con gli amici o di un ghigno finto sulle labbra, lo so bene, ma delle cose profonde ho sempre avuto un'irrazionale paura.
Scendere in profondità vuol dire erodere, calpestare, maciullare quello che c'era prima per creare del posto nuovo, vuol dire lasciar scavare il proprio cuore e riempirlo di affetti, emozioni e ricordi, che forse svaniranno più velocemente di quanto ci hanno messo a penetrarti nel cuore. E allora non ti rimane che un cratere inarginabile proprio al centro del petto.
Ora, ditemi, vale veramente la pena permettere che la felicità ci squassi il cuore per pochi attimi di flebili promesse?
Quel fardello di promesse, di potenziale felicità, pesa come non peserà mai e ad ogni attacco ti fa sentire vulnerabile. Maledettamente vulnerabile!
Anche se non puoi ammetterlo, anche se non vuoi rompere la magia, sai che quando sei felice hai qualcosa da proteggere, hai qualcosa per cui vale veramente la pena lottare con le unghie e con i denti.
Ma, vi chiedo, quando vi sarete stancati di combattere e vorrete viverla? Che succederà?
Una volta smesso di lottare per lei non ci saranno più possibilità: te la strapperanno dal cuore, tutta insieme. Così rimarrai nuda, sola con te stessa, senza più sogni a scaldarti la notte e senza avere altra scelta dovrai ricucirti il cuore, piano piano, soffocando il dolore e reprimendo i singhiozzi. Quando si è soli è meglio essere forti, è meglio fingere di avere la forza necessaria ad andare avanti, altrimenti non si guarisce mai.
Ditemi, volete ancora questa felicità? La volete anche in cambio di niente?
Io non la voglio: troppo da perdere e poco da guadagnare.
Nella mia logica perversa hanno sempre avuto più valore le risate sincere con le amiche, i baci rubati al chiaro di luna e gli abbracci caldi di una madre. Questi sono stati i miei antidoti, con questi mi sono protetta a modo mio, e non so nemmeno se ho fatto davvero bene, ma almeno, fino ad ora, il mio cuore ha retto e resiste ancora, almeno è ancora intatto, almeno, dopo tutte le ferite, è ancora in grado di battere e di battere all'unisono con un altro.
Ditemi, quanti dei vostri cuori posso ancora fare lo stesso? Quanti, dopo che si sono sacrificati alla felicità, posso ancora provare lo stesso amore? Quanti?


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