La caccia

La luce discreta del tardo pomeriggio si intrufolava attraverso una finestra lasciata aperta per metà fin dentro una stanza minuscola e ansimante calore. Il barlume dorato si spandeva, leggero, a colorare i contorni tremuli degli oggetti al suo interno, i quali, lentamente, svelavano all'occhio la loro natura: una poltrona ingombra di vestiti abbandonati senza cura, come se qualcuno avesse avuto fretta di liberarsene; una scrivania schiacciata contro il muro e annerita dall'inchiostro dei suoi fogli, fitti e volanti; una lampada di un vetro verde fragile alla vista, spenta e lasciata in un angolo a raccogliere volubili granelli di polvere; un'infinità di libri dimenticati aperti o spiegazzati sul pavimento assieme ad altri fogli, questa volta bianchi, e poi penne e mozziconi di sigarette. Erano tutte piccole roccaforti innalzate all'ombra di un vecchio letto. Un letto grande, tanto da occupare quasi tutta la stanza, sfatto, con le lenzuola accartocciate sul pavimento e il cuscino in bilico.
Le onde color dell'oro dell'ultima luce del giorno non potevano andare oltre, troppo deboli si fermavano al limitare del letto, solo poche temerarie arrivarono a svelare ciò che l'ombra di quella stanza stava occultando. Un corpo nudo, rilassato e perso nel sonno pesante di chi si è addormentato senza pensieri e senza angosce sulla coscienza. Il viso mollemente immerso nel morbido cuscino, le gambe muscolose distese lunghe a misurare il letto, le braccia scomposte lasciate ad esplorare la parte vuota accanto e le dita, leggermente scosse da tremiti, libere di avanzare nella ricerca di un calore mancante, che prima era sotto di loro e che adesso non era più.
Doveva essere preso da un sonno davvero difficile da abbandonare oppure stava sognando qualcosa di davvero soddisfacente perché gli angoli della bocca erano leggermente alzati a formare un sorriso lascivo e lussurioso, e le pupille sotto le palpebre chiuse fremevano, guizzando da una parte all'altra, trascinando nel movimento anche le ciglia, che si accarezzavano le une con le altre in una silenziosa frizione. Il sorriso diventava un ghigno e le dita aumentavano l'urgenza dalla loro ricerca premendo e palpando con insistenza quelle lenzuola senza anima. Ma fra quelle lenzuola non avrebbe più trovato nulla, e presto o tardi si sarebbe ridestato proprio con quella fredda certezza nella mente.
I sensi avrebbero avvertito la sua mente di quella mancanza.
Quel calore ricercato non era poi così lontano, era appoggiato allo stipite della camera sotto le sembianze di un nudo corpo femminile. Lei era spossata, stanca ma non vinta dal sonno, ingobbita come se solo la porta potesse trattenerla dal cadere a terra. Se ne stava così, con l'oro del tramonto che le schiariva i capelli e le donava saette color dell'ambra negli occhi, a contemplare quella stanza sotto sopra e quell'estraneo nel suo letto. Faceva caldo, non perché fosse caldo, ma perché i suoi pensieri cominciavano a rivivere quello che era successo al sicuro di quelle pareti.
Con le mani umide si accese una sigaretta e aspirando forte, lasciò che tutto le rifluisse alla mente. Immagini sfilacciate si materializzarono nel fumo stagnante: immagini di lotta ferina, di muscoli guizzanti, di strette d'acciaio, di abbracci asfissianti, di rincorse senza fiato fino al letto, di vestiti strappati, e di gemiti trattenuti in fondo alla gola, di morsi impressi nella carne fino a lasciare il segno, di graffi sanguinanti sulla carne più nascosta, di labbra bagnate e violacee, di urla e di sudore. I suoi occhi erano persi in quell'amalgama di suoni e odori, in quelle immagini di caccia animalesca che li aveva consumati.
Il sole era scomparso e la stanza era diventata una macchia buia, dentro cui non si poteva più distinguere nulla tranne il tizzone rosso della sigaretta stretta fra le labbra, stella polare in quell'orizzonte quadrato di mura. I corpi si stavano armando di una leggera corazza di pelle d'oca al contatto delle prime zaffate della notte, rimasti ormai inermi e solitari.
Ma non lo sarebbero stati per molto. L'uomo si era svegliato, pungolato da quella mancanza, e ora, incerto nei passi si era fermato proprio dietro di lei. Le gambe divaricate a ricercare stabilità, il viso a respirare fra i suoi capelli, il torace a sfiorarle la schiena e le mani, vigorose e sicure, a vagarle sul corpo, pronte a ripercorrere la via del fuoco inestinguibile.
Presto la caccia sarebbe ricominciata, e il rituale sacro ripercorso fino alla sazietà in quella notte che si sarebbe confusa con l'alba e l'alba con l'eternità.


Commenti

Post popolari in questo blog

Chiudi!

Inviolabile Chimera

Istantanea