Ho danzato sui vetri rotti della mia vita
Fra poco pioverà, lo sento nell'aria. I colori diventano opachi e gli odori si intensificano negli attimi che precedono la pioggia: ogni elemento naturale o artificiale si prepara ad essere ricoperto da una patina vischiosa e molle, e la natura a divenire un'enorme gelatina trasparente. Il rito comincia piano piano, un ticchettio alla volta. Sale sotto forma di melodia leggera ma incompiuta, si sente una mancanza in quei piccoli accordi iniziali. Tic sulla finestra, tic sull'asfalto nero, tic sulle foglie degli alberi, tic sul mio viso rivolto verso il cielo plumbeo. Tic cadenzati e manchevoli si ripetono in un ritmo sincopato che si tende fino al massimo, e poi silenzio.
Ssssh la natura aspetta, la tensione è nell'aria.
E all'improvviso ghirigori bianchi brillano fra le nuvole in tempesta, sono le saette che si ramificano nell'aria e diventano ponti fra la terra e il cielo. Ma ponti così vertiginosi non posso reggere a lungo e allora cadono, le pietre bianche piroettano al suolo producendo rumori assordanti, come brontolii del cielo, come tuoni. Il ticchettio caduco, ora, è colmato. Dalle nuvole le gocce scendono gonfie, veloci ed inarrestabili. Il ritmo si fa ansante e scorrevole, lo sento, manca poco e poi sarà completo. Tic sono le gocce più leggere che rimbalzano sulle foglie tese degli alberi; puff sono le gocce piene che si schiantano sulla strada polverosa.
Il sottofondo della pioggia fa così: tic, puff, tic, puff.
Ma non è tutto, ci sono pure i bagliori psichedelici delle saette e per finire i tonfi sordi dei tuoni con i loro terribili swish e bum. Solo in questo modo la musica è pronta e può cominciare la danza frenetica fatta di luci, rumori, odori e sensazioni: tic, puff, bianco, swish; tic, puff, bianco, bum.
Questa è la sinfonia della pioggia, che si muove sinuosa fra alti e bassi in un continuo andare e venire finché anche l'ultimo cristallo d'acqua non ha esaurito la sua missione. La terra è madida ed inzuppata fino alle radici, e i vetri della mia finestra sono un mosaico di bollicine trasparenti che corrono, spinte dal vento, in una corsa senza vincitori. Sì c'è anche il vento, stavo quasi per dimenticarlo; è arrivato da poco, o meglio, solo adesso lo vedo mentre sospinge quelle nuvole nere, mentre flette questi alberi fradici davanti al mio naso e mentre indirizza queste gocce di pioggia sottili come proiettili contro i miei occhi incollati al vetro di questa vecchia finestra.
La tempesta aumenta di potenza: la natura si ribella contro ogni artificio umano. I vetri davanti a me sono l'unica protezione dal sentire le frustate del vento e l'imperversare della pioggia sulla mia pelle. Prego che reggano, ma la preghiera non vale a nulla perché la natura ha sentito la mia paura e sfoga tutta sé stessa contro questo sottilissimo vetro. So che si spezzerà da un momento all'altro ma sono incapace di allontanarmi, aspetto impaziente lo spettacolo di cui sarò la protagonista.
TIC. PUFF. BIANCO. SWISH.
TIC. PUFF. BIANCO. BUM.
Il vetro è una ragnatela di incrinature, i proiettili d'acqua si scagliano voraci contro il cuore di quelle grinze; il vetro sta per frantumarsi. Il vento si ingrossa ancora un poco, le gocce si lanciano in un'ultima raffica letale.
Il vetro esplode. Le schegge volano impazzite in direzione del mio corpo immobile e in attesa dello spettacolo, ma nessuna di loro mi raggiunge, si sparpagliano tutte attorno ai miei piedi nudi. La barriera ha ceduto e sono immersa in questo scontro di elementi naturali, sono io stessa parte di questo scontro animalesco. Alzo il viso dai vetri acuminati e pianto gli occhi nel cuore delle nuvole nere, cerco di tenerli aperti nonostante l'acqua che mi riga il volto e il vento gelido che mi intirizzisce le membra; distendo le braccia verso il cielo e piangendo per la felicità cammino su quei vetri taglienti. La pelle si squarcia e li lascia entrare senza opporre resistenza. Danzo in punta di piedi su quei piccoli vetri rossi di sangue, come una ballerina che provi il suo palcoscenico. Mi muovo seguendo il ritmo sempre uguale della pioggia quando è sul punto di cessare e ad ogni passo questi vetri immacolati si insudiciano, si macchiano, si infettano divenendo cupi e grondanti sporcizia vermiglia. La musica si attenua e tornano quei tic incompleti che, poco fa, annunciavano l'arrivo della tempesta: tic, tic... Tic.. l'ultima goccia d'acqua è caduta e anche la mia danza cessa con loro.
Le nuvole si diradano, il vento si attenua e i raggi di sole tornano a fare capolino, la terra si asciuga e il sangue si rapprende su quei pezzetti di anima frastagliati, ancora sparsi fra i miei piedi. Fra poco il sole e l'aria pura, che c'è solo dopo un temporale estivo, cauterizzeranno le mie piccole ferite e rimarranno solo delle pallide cicatrici. Segni indelebili che una volta, anche io, ho ballato in un giorno di pioggia sui miei sogni infranti.
Ssssh la natura aspetta, la tensione è nell'aria.
E all'improvviso ghirigori bianchi brillano fra le nuvole in tempesta, sono le saette che si ramificano nell'aria e diventano ponti fra la terra e il cielo. Ma ponti così vertiginosi non posso reggere a lungo e allora cadono, le pietre bianche piroettano al suolo producendo rumori assordanti, come brontolii del cielo, come tuoni. Il ticchettio caduco, ora, è colmato. Dalle nuvole le gocce scendono gonfie, veloci ed inarrestabili. Il ritmo si fa ansante e scorrevole, lo sento, manca poco e poi sarà completo. Tic sono le gocce più leggere che rimbalzano sulle foglie tese degli alberi; puff sono le gocce piene che si schiantano sulla strada polverosa.
Il sottofondo della pioggia fa così: tic, puff, tic, puff.
Ma non è tutto, ci sono pure i bagliori psichedelici delle saette e per finire i tonfi sordi dei tuoni con i loro terribili swish e bum. Solo in questo modo la musica è pronta e può cominciare la danza frenetica fatta di luci, rumori, odori e sensazioni: tic, puff, bianco, swish; tic, puff, bianco, bum.
Questa è la sinfonia della pioggia, che si muove sinuosa fra alti e bassi in un continuo andare e venire finché anche l'ultimo cristallo d'acqua non ha esaurito la sua missione. La terra è madida ed inzuppata fino alle radici, e i vetri della mia finestra sono un mosaico di bollicine trasparenti che corrono, spinte dal vento, in una corsa senza vincitori. Sì c'è anche il vento, stavo quasi per dimenticarlo; è arrivato da poco, o meglio, solo adesso lo vedo mentre sospinge quelle nuvole nere, mentre flette questi alberi fradici davanti al mio naso e mentre indirizza queste gocce di pioggia sottili come proiettili contro i miei occhi incollati al vetro di questa vecchia finestra.
La tempesta aumenta di potenza: la natura si ribella contro ogni artificio umano. I vetri davanti a me sono l'unica protezione dal sentire le frustate del vento e l'imperversare della pioggia sulla mia pelle. Prego che reggano, ma la preghiera non vale a nulla perché la natura ha sentito la mia paura e sfoga tutta sé stessa contro questo sottilissimo vetro. So che si spezzerà da un momento all'altro ma sono incapace di allontanarmi, aspetto impaziente lo spettacolo di cui sarò la protagonista.
TIC. PUFF. BIANCO. SWISH.
TIC. PUFF. BIANCO. BUM.
Il vetro è una ragnatela di incrinature, i proiettili d'acqua si scagliano voraci contro il cuore di quelle grinze; il vetro sta per frantumarsi. Il vento si ingrossa ancora un poco, le gocce si lanciano in un'ultima raffica letale.
Il vetro esplode. Le schegge volano impazzite in direzione del mio corpo immobile e in attesa dello spettacolo, ma nessuna di loro mi raggiunge, si sparpagliano tutte attorno ai miei piedi nudi. La barriera ha ceduto e sono immersa in questo scontro di elementi naturali, sono io stessa parte di questo scontro animalesco. Alzo il viso dai vetri acuminati e pianto gli occhi nel cuore delle nuvole nere, cerco di tenerli aperti nonostante l'acqua che mi riga il volto e il vento gelido che mi intirizzisce le membra; distendo le braccia verso il cielo e piangendo per la felicità cammino su quei vetri taglienti. La pelle si squarcia e li lascia entrare senza opporre resistenza. Danzo in punta di piedi su quei piccoli vetri rossi di sangue, come una ballerina che provi il suo palcoscenico. Mi muovo seguendo il ritmo sempre uguale della pioggia quando è sul punto di cessare e ad ogni passo questi vetri immacolati si insudiciano, si macchiano, si infettano divenendo cupi e grondanti sporcizia vermiglia. La musica si attenua e tornano quei tic incompleti che, poco fa, annunciavano l'arrivo della tempesta: tic, tic... Tic.. l'ultima goccia d'acqua è caduta e anche la mia danza cessa con loro.
Le nuvole si diradano, il vento si attenua e i raggi di sole tornano a fare capolino, la terra si asciuga e il sangue si rapprende su quei pezzetti di anima frastagliati, ancora sparsi fra i miei piedi. Fra poco il sole e l'aria pura, che c'è solo dopo un temporale estivo, cauterizzeranno le mie piccole ferite e rimarranno solo delle pallide cicatrici. Segni indelebili che una volta, anche io, ho ballato in un giorno di pioggia sui miei sogni infranti.

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