Il sorriso delle illusioni
Il buio sta vincendo in questo labile equilibrio di luci e di ombre, immerge ogni cosa ed io con loro sono persa in questo nero e fra queste erbacce che mi punzecchiano la pelle, mentre guardo il cielo, finalmente, illuminato soltanto dalle stelle. Le stavo aspettando. Mi sono accovacciata sulla terra secca e bruciata di questo enorme campo incolto in aperta campagna, lontano dalle inquietudini della città, solo per poterle ammirare in silenzio e nella speranza di rubare un po' della loro fortuna.
La notte è calda e l'aria, che è quella consumata e asfissiante delle sere di agosto, si appiccica contro i miei polmoni e sulla mia pelle, ormai imperlata di goccioline trasparenti. Non c'è un alito di vento, tutta la natura è impegnata a trattenere il respiro. Ogni animale o pianta è completamente immobile: le foglie abbronzate dal sole sono rivolte verso il cielo in una statica preghiera, gli uccelli notturni sono appollaiati fra i rami in attesa che il vento si alzi e la calura si allenti. In questa natura morta c'è un solo suono constante e penetrante, che non ha mai smesso di insinuarsi nelle mie orecchie e che non accenna a tacitarsi: è il frinire monotono e martellante delle cicale. Unico segno di vita in questo deserto infuocato.
Sto fissando una ad una tutte le stelle del cielo sperando per ognuna che sia lei quella giusta, ma la prescelta, quella assolutamente giusta, non è ancora arrivata e sto cominciando a pensare che, forse quest'anno, la mia stella cadente non arriverà. Ogni anno ho sempre trovato la mia fortuna sotto questa volta celeste, ogni anno ho visto la mia stella cadente e le ho raccomandato la mia vita in una invocazione frettolosa.
Ma questa volta sembrerebbe che le stelle mi neghino anche questo pizzico di fortuna.
Io, però, continuo ad aspettare. Con la pelle arrossata per la polvere e le erbe, con gli occhi stanchi che si chiudono e con le gote infiammate per il caldo, che anche con l'avanzare della notte non smette di ardere; io mi costringo ad aspettare la mia stella cadente.
La notte è già trascorsa per metà quando alzo la testa da terra, mi siedo e mi passo una mano fra i capelli per schiarirmi le idee; la testa mi pulsa e sento la stanchezza farsi strada fra le mie membra. Mi alzo in piedi, getto un ultimo sguardo al cielo sfidando quelle stelle ingannevoli e con il sorriso sulle labbra mi incammino per tornare a casa.
Il sorrido è amaro perché è il sorriso delle illusioni.
Mi illudo pensando che la mia vita non ha bisogno di fortuna, mi illudo pensando che io posso fare a meno delle stelle cadenti, che il cielo ha voluto negarmi.

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