Chiusa in una bolla
Sotto un cielo pesante di nuvole scure che odorano di pioggia, cammino, schivando mulinelli voraci di foglie brune e pozzanghere fangose, cammino meditabonda senza direzione e senza volontà di riemergere dal malloppo intrecciato di vicoli grigi; cammino e mi sento chiusa in una bolla.
Mi siedo, di mala voglia e senza un effettivo bisogno, ad un bar già ingombro di chiacchiere e di fumo denso, ma anche seduta mi sento chiusa nella mia bolla. Fuggo via e mi getto nella calca accogliente di un autobus all'ora di punta, almeno fra questo marasma di suoni risate e profumi speravo di essere al sicuro, ma, l'illusione si rompe presto: ancora una volta mi sento chiusa nella mia bolla.
Sono chiusa in una bolla.
Bolla di acciaio impenetrabile, corazza di menzogne intessute e lavorate a comporre la mia farsa quotidiana. Da dietro questa cortina nebulosa di finzioni cerco di guardare il mondo e di percepire i suoi rumori felpati, simboli di una vita libera di fluire al di fuori di me.
Ho costruito questo schermo con le mie mani, accatastando bugie su bugie per creare un'immagine distorta di me: più forte, più potente e, soprattutto, in grado di sopportare sulle sue spalle le difficoltà che io non ero stata in grado di affrontare.
Stanca di dover ricercare ogni volta un rifugio dove la realtà non potesse entrare e dove potermi nascondere, mi sono lasciata chiudere in questa bolla, che non mi abbandona mai e che protegge la pelle dal viscido strisciare delle parole della gente, la carne dal doloroso rimarginarsi delle ferite dei fendenti malfermi dell'infamia, la mente dal fare ordine laddove deve esserci solo il caos, e il cuore dai sussulti di ogni insulto.
Così mi sono difesa: chiudendomi dove era più sicuro vivere cullata dalle mie menzogne.
Ma la bolla si è ispessita con gli anni e con le esperienze senza controllo, diventando troppo pesante da portare e troppo dura per poter esser fatta scomparire quando non necessaria: la bolla è diventata tutto il mio mondo, tutto e solo il mio mondo.
Ogni cosa si piega in modo innaturale sotto il suo peso e la mia stessa resistenza è allo stremo. Sento che mi sto facendo sempre più piccola, sento che lei sta prendendo il mio posto svuotandomi e mettendomi da parte, sento, mentre cammino, che sto per crollare.
I muscoli si decompongono, si accartocciano gli uni sugli altri come fossero carta bruciata, le ginocchia sbattono sull'asfalto e poche gocce di sangue colorano l'acqua che stilla da quelle pietre nere, la schiena perde consistenza e vacilla in avanti finché l'asfalto sudato non mi gela la faccia.
La bolla ha vinto, mi sono piegata alla sua volontà.
All'improvviso, però, quello che ho intorno torna ad essere assordante. I rumori entrano a forza nelle orecchie e si insinuano nel corpo come vibrazioni del terreno, gli odori e le sensazioni si combinano nel tempo e nello spazio riversandosi dentro di me, l'aria stessa diventa opprimente nella sua umidità trasparente che smorza il fiato.
La realtà riacquista potenza e penetra violenta e senza argini nella bolla, che cadendo si è incrinata, che cadendo si è autodistrutta.
Sotto questa pioggia assillante e con il corpo ancora steso a terra mi sono liberata della mia corazza, ho fatto scoppiare la mia bolla tornando alla vita.
Mi siedo, di mala voglia e senza un effettivo bisogno, ad un bar già ingombro di chiacchiere e di fumo denso, ma anche seduta mi sento chiusa nella mia bolla. Fuggo via e mi getto nella calca accogliente di un autobus all'ora di punta, almeno fra questo marasma di suoni risate e profumi speravo di essere al sicuro, ma, l'illusione si rompe presto: ancora una volta mi sento chiusa nella mia bolla.
Sono chiusa in una bolla.
Bolla di acciaio impenetrabile, corazza di menzogne intessute e lavorate a comporre la mia farsa quotidiana. Da dietro questa cortina nebulosa di finzioni cerco di guardare il mondo e di percepire i suoi rumori felpati, simboli di una vita libera di fluire al di fuori di me.
Ho costruito questo schermo con le mie mani, accatastando bugie su bugie per creare un'immagine distorta di me: più forte, più potente e, soprattutto, in grado di sopportare sulle sue spalle le difficoltà che io non ero stata in grado di affrontare.
Stanca di dover ricercare ogni volta un rifugio dove la realtà non potesse entrare e dove potermi nascondere, mi sono lasciata chiudere in questa bolla, che non mi abbandona mai e che protegge la pelle dal viscido strisciare delle parole della gente, la carne dal doloroso rimarginarsi delle ferite dei fendenti malfermi dell'infamia, la mente dal fare ordine laddove deve esserci solo il caos, e il cuore dai sussulti di ogni insulto.
Così mi sono difesa: chiudendomi dove era più sicuro vivere cullata dalle mie menzogne.
Ma la bolla si è ispessita con gli anni e con le esperienze senza controllo, diventando troppo pesante da portare e troppo dura per poter esser fatta scomparire quando non necessaria: la bolla è diventata tutto il mio mondo, tutto e solo il mio mondo.
Ogni cosa si piega in modo innaturale sotto il suo peso e la mia stessa resistenza è allo stremo. Sento che mi sto facendo sempre più piccola, sento che lei sta prendendo il mio posto svuotandomi e mettendomi da parte, sento, mentre cammino, che sto per crollare.
I muscoli si decompongono, si accartocciano gli uni sugli altri come fossero carta bruciata, le ginocchia sbattono sull'asfalto e poche gocce di sangue colorano l'acqua che stilla da quelle pietre nere, la schiena perde consistenza e vacilla in avanti finché l'asfalto sudato non mi gela la faccia.
La bolla ha vinto, mi sono piegata alla sua volontà.
All'improvviso, però, quello che ho intorno torna ad essere assordante. I rumori entrano a forza nelle orecchie e si insinuano nel corpo come vibrazioni del terreno, gli odori e le sensazioni si combinano nel tempo e nello spazio riversandosi dentro di me, l'aria stessa diventa opprimente nella sua umidità trasparente che smorza il fiato.
La realtà riacquista potenza e penetra violenta e senza argini nella bolla, che cadendo si è incrinata, che cadendo si è autodistrutta.
Sotto questa pioggia assillante e con il corpo ancora steso a terra mi sono liberata della mia corazza, ho fatto scoppiare la mia bolla tornando alla vita.

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