Il rituale
Al limitar del giorno, mentre la luce serale si inabissava nel fondo e tetro lago, padrone incontrastato della piana, una donna con un segreto sul cuore si accasciava alle sue rive. Aveva camminato senza mai fermarsi e lungo tutto il cammino aveva pregato e nel silenzio della sua mente e nel baccano del suo spirito. Ad ogni passo aveva alzato la voce nella speranza di attirare l'attenzione di qualcuno o di qualcosa, ma non aveva ricevuto niente in cambio: né risposte né segni. E lei aveva continuato ad andare avanti fino a quando il lago le aveva sbarrato la strada. Ora non poteva più proseguire, non c'era strada dopo il lago, non c'era nulla dopo le sue acque. Tutto finiva lì al suo interno.
Aveva provato anche la disperazione durante il suo viaggio e in questo momento avrebbe voluto essere ancora disperata e avrebbe voluto piangere e prendersela con sé stessa per tutto quel- tempo, vita?- perso, avrebbe voluto singhiozzare e strapparsi i capelli e invece non lo fece. C'era un qualche cosa che la bloccava che non le faceva scorrere il dolore attraverso un pianto ristoratore o che non la faceva tremare di rabbia irriverente. Era bloccata, abbandonata a terra con le scarpe immerse nell'acqua nera di quel niente e i brividi lungo la carne come emozioni a montarle la pelle.
L'acqua era gelida e pesante sulle sue caviglie ma lei non aveva nessuna intenzione di spostare i piedi, le piaceva quel contatto fresco, ma soprattutto, vivo. In quelle acque, se ne accorgeva solo ora, c'era qualcosa che la attirava, c'era qualcosa che la faceva sentire immensamente viva, viva come non lo era più stata da mesi ormai o forse da sempre. Eleanor distese i muscoli per allungarsi e con un gesto immediato alzò la testa e si mise a guardare intorno a lei alla ricerca, o alla non ricerca, di qualche anima viva. Ormai sperava, fra sé e sé, che non ci fosse nessun occhio a spiarla. In riva a quel confine del mondo non poteva esserci anima viva e così fu.
Eleanor allora balzò in piedi e cominciò a svestirsi in preda ad un piacere folle. Le sue mani correvano saettanti lungo il corpo alla ricerca di bottoni da slacciare e di vesti da far cadere ai suoi piedi, invasata non aveva più il minimo controllo. Solo al momento di sfilarsi la biancheria si fermò, riavendosi. Era sempre stata una donna pudica e denudarsi non era una cosa che aveva mai fatto a cuore leggero.
Si era ripresa da uno slancio ebbro e portandosi le mani al corpo seminudo ebbe paura, paura che qualcuno l'avrebbe vista, che qualcuno l'avrebbe giudicata ma, sebbene non volesse ammetterlo davvero, ebbe paura di sé stessa: paura di rimanere inerme davanti al niente. Stava per coprirsi di nuovo quando il desiderio di tuffarsi in quel lago tornò. A quel punto, evitando di pensarci, Eleanor gettò via quel poco che ancora la nascondeva e si avviò verso le acque scure.
Il gelo, ora, era una presenza fisica che non poteva essere ignorata ma lei continuava a dirigersi verso il centro del lago. Non sentiva altro all'infuori del senso di appartenenza a quel buio acquatico e del benessere. Quando era già quasi immersa fino al collo con uno tuffo leggero si immerse completamente rimanendo sott'acqua per interni minuti.
L'acqua le entrò dentro fino a pulirle l'anima, le scivolò attraverso le ossa a scarnificare tutto il marcio che aveva dentro e arrivò fino al cuore dove, sotto il suo tocco, ricominciò a battere regolare. L'acqua le purificò il nudo corpo, lavando via ogni patina di sudiciume che l'aveva contaminata. Riemergendo da quell'oblio salvifico Eleanor provò a dare un nome a quelle sensazioni ma si accorse che non esisteva nome per quello a cui aveva appena assistito. Il freddo non lo sentiva nemmeno più, la sua pelle, tutta sé stessa, adesso appartenevano a quella pozza ai confini del conosciuto e in quelle acque avrebbero sempre trovato una casa.
Uscendo con la schiena gocciolante rivolta verso l'ultimo sole, lasciò che le mani si trascinassero lievi sulla superficie piatta del lago, come a carezzare il manto di un fedele compagno, e fra quelle increspature vide dei bagliori colorati, i quali facendosi più nitidi si mostrarono per quello che erano: i suoi ricordi. Battezzandosi nel suo grembo gelido, il lago aveva portato via dal suo corpo e dalla sua mente ogni ricordo di infelicità, l'aveva resa di nuovo innocente al dolore della vita. L'acqua sacra di quel luogo, introvabile al mondo, aveva salvato e rimodellato la sua carne e il rituale appena consumato le aveva donato ancora il respiro della gioventù.
Eleanor era tornata alla vita, lasciandosi dietro, intrappolati in quel lago, ogni ricordo. Sorridendo immerse la mani a coppa per chiuderci dentro un po' di quel liquido e poi svelta se lo fece ricadere in testa in una deliziosa cascata di estasi. Eleanor non sapeva più quello che era stata e ancora nemmeno immaginava quello che sarebbe venuto, ma il bagno rituale aveva alterato il suo destino, salvandola.
Aveva provato anche la disperazione durante il suo viaggio e in questo momento avrebbe voluto essere ancora disperata e avrebbe voluto piangere e prendersela con sé stessa per tutto quel- tempo, vita?- perso, avrebbe voluto singhiozzare e strapparsi i capelli e invece non lo fece. C'era un qualche cosa che la bloccava che non le faceva scorrere il dolore attraverso un pianto ristoratore o che non la faceva tremare di rabbia irriverente. Era bloccata, abbandonata a terra con le scarpe immerse nell'acqua nera di quel niente e i brividi lungo la carne come emozioni a montarle la pelle.
L'acqua era gelida e pesante sulle sue caviglie ma lei non aveva nessuna intenzione di spostare i piedi, le piaceva quel contatto fresco, ma soprattutto, vivo. In quelle acque, se ne accorgeva solo ora, c'era qualcosa che la attirava, c'era qualcosa che la faceva sentire immensamente viva, viva come non lo era più stata da mesi ormai o forse da sempre. Eleanor distese i muscoli per allungarsi e con un gesto immediato alzò la testa e si mise a guardare intorno a lei alla ricerca, o alla non ricerca, di qualche anima viva. Ormai sperava, fra sé e sé, che non ci fosse nessun occhio a spiarla. In riva a quel confine del mondo non poteva esserci anima viva e così fu.
Eleanor allora balzò in piedi e cominciò a svestirsi in preda ad un piacere folle. Le sue mani correvano saettanti lungo il corpo alla ricerca di bottoni da slacciare e di vesti da far cadere ai suoi piedi, invasata non aveva più il minimo controllo. Solo al momento di sfilarsi la biancheria si fermò, riavendosi. Era sempre stata una donna pudica e denudarsi non era una cosa che aveva mai fatto a cuore leggero.
Si era ripresa da uno slancio ebbro e portandosi le mani al corpo seminudo ebbe paura, paura che qualcuno l'avrebbe vista, che qualcuno l'avrebbe giudicata ma, sebbene non volesse ammetterlo davvero, ebbe paura di sé stessa: paura di rimanere inerme davanti al niente. Stava per coprirsi di nuovo quando il desiderio di tuffarsi in quel lago tornò. A quel punto, evitando di pensarci, Eleanor gettò via quel poco che ancora la nascondeva e si avviò verso le acque scure.
Il gelo, ora, era una presenza fisica che non poteva essere ignorata ma lei continuava a dirigersi verso il centro del lago. Non sentiva altro all'infuori del senso di appartenenza a quel buio acquatico e del benessere. Quando era già quasi immersa fino al collo con uno tuffo leggero si immerse completamente rimanendo sott'acqua per interni minuti.
L'acqua le entrò dentro fino a pulirle l'anima, le scivolò attraverso le ossa a scarnificare tutto il marcio che aveva dentro e arrivò fino al cuore dove, sotto il suo tocco, ricominciò a battere regolare. L'acqua le purificò il nudo corpo, lavando via ogni patina di sudiciume che l'aveva contaminata. Riemergendo da quell'oblio salvifico Eleanor provò a dare un nome a quelle sensazioni ma si accorse che non esisteva nome per quello a cui aveva appena assistito. Il freddo non lo sentiva nemmeno più, la sua pelle, tutta sé stessa, adesso appartenevano a quella pozza ai confini del conosciuto e in quelle acque avrebbero sempre trovato una casa.
Uscendo con la schiena gocciolante rivolta verso l'ultimo sole, lasciò che le mani si trascinassero lievi sulla superficie piatta del lago, come a carezzare il manto di un fedele compagno, e fra quelle increspature vide dei bagliori colorati, i quali facendosi più nitidi si mostrarono per quello che erano: i suoi ricordi. Battezzandosi nel suo grembo gelido, il lago aveva portato via dal suo corpo e dalla sua mente ogni ricordo di infelicità, l'aveva resa di nuovo innocente al dolore della vita. L'acqua sacra di quel luogo, introvabile al mondo, aveva salvato e rimodellato la sua carne e il rituale appena consumato le aveva donato ancora il respiro della gioventù.
Eleanor era tornata alla vita, lasciandosi dietro, intrappolati in quel lago, ogni ricordo. Sorridendo immerse la mani a coppa per chiuderci dentro un po' di quel liquido e poi svelta se lo fece ricadere in testa in una deliziosa cascata di estasi. Eleanor non sapeva più quello che era stata e ancora nemmeno immaginava quello che sarebbe venuto, ma il bagno rituale aveva alterato il suo destino, salvandola.

Commenti
Posta un commento