La stazione: la sala d'aspetto del mondo
Due ragazzi si baciano.
Si baciano, disperati, alla stazione sotto la calura estiva davanti alle bocche di un treno che fra pochi minuti inghiottirà uno di loro. Sono serrati in un abbraccio senza tempo e senza età. A guardali bene sono anche troppo giovani per scambiarsi baci così passionali, ma sono alla stazione: la sala d'aspetto del mondo, dove le emozioni si caricano e si tirano fino allo spasmo, dove l'attesa corrode ed eccita ogni cuore, dove in definitiva ogni cosa è lecita perché non si è più in sé stessi.
E così più il treno manifesta la sua intenzione di partire e più lui la stringe convulsamente a sé; una mano serrata sulla sua nuca e l'altra a far pressione sul collo di lei fino a costringerla a far aderire completamente i loro corpi. La loro disperata passione non può che culminare in un bacio vorace, carnale, famelico.
L'ora è arrivata, il treno è in partenza. Lei cerca di staccarsi, consapevole che è il momento di separarsi ma lui non vuole lasciare quelle labbra. La stringe ancora di più, come se volesse farla entrare dentro di sé. Alla fine è costretto ad allentare la presa e a liberare anche le sue labbra. Ora stanno immobili, le braccia di lui penzoloni lungo la sua vita e gli occhi incollati gli uni sugli altri. Un ultimo bacio fuggitivo e poi più niente. Lei comincia a corre verso il treno e corre, corre finché non raggiunge un finestrino, si sporge e quando il treno è già in corsa urla, come solo una ragazza innamorata e giovane può fare. Urla, verso quel ragazzo che ancora adesso è fermo al binario e la guarda pensando che la cosa più preziosa della sua vita sta volando via, urla mentre scompare, inghiottita dalla strada ferrata: "Questo è più di quanto abbia mai avuto!"
Lui continua a guardare quel puntino vibrante e piange, piange di gioia.
Lei si accascia su di un sedile e cerca si riprendersi, di trovare la forza di andare avanti perché d'ora in poi sarà sola. Sospira e si gira verso il finestrino lasciando lo sguardo libero di seguire la linea dell'orizzonte che muta in ogni secondo, ridisegnando continuamente nuovi confini da varcare o da temere. Per minuti, forse ore si lascia cullare dal treno e, con lo sguardo sempre immerso fuori, pensa a quello che la attende una volta scesa da questi binari, una volta che non sarà più a casa sua ma lontana da tutto quello che fino a questo momento ha chiamato famiglia e amore.
Che cosa farà? Che cosa diventerà?
Vorrebbe tanto non pensarci, vorrebbe tanto non conoscere la risposta che invece le martella in testa e che le dice implacabile: cambierai, diventerai un'altra che loro non riconosceranno e che nemmeno tu riconoscerai; non amerai più allo stesso modo, non darai mai più un bacio come quello che ancora ti bagna le labbra, non lo amerai più al tuo ritorno. Imparerai che con il tempo l'amore perde di fascino, perde di intensità, e che il potere devastante delle prime cotte diventa un capriccio, un fastidio costante che chiede di essere alleviato, ma nulla più. Non ci saranno più quei baci rubati al tempo.
La ragazza non riesce più a rimanere inchiodata al suo posto dove i pensieri le deformano il panorama, si alza e comincia a camminare fra le carrozze; ne passa una e poi un'altra sempre più velocemente, alla fine corre e si ritrova in cima al treno: non si può più scappare, è in trappola. Vorrebbe tanto fermare questo mostro inesorabile e tornare indietro per gettarsi ancora fra quelle braccia e rimanerci.
Invece deve scendere, è arrivata.
Sotto i piedi il pavimento della stessa stazione. Ma a scendere non è la ragazzina, al suo posto una donna stanca, sfiorita e incapace di trascinare ancora il suo fardello e la sua coscienza. Della ragazza non c'è più traccia. Solo lo scheletro le brilla ancora negli occhi, facendola sembrare malata. Un tempo eterno è passato dall'ultima volta e nessuno è rimasto ad aspettarla. Il tempo dei baci e delle passioni è finito, ora, non rimane che raccogliere i pezzi e cercare di riviverli.
Si baciano, disperati, alla stazione sotto la calura estiva davanti alle bocche di un treno che fra pochi minuti inghiottirà uno di loro. Sono serrati in un abbraccio senza tempo e senza età. A guardali bene sono anche troppo giovani per scambiarsi baci così passionali, ma sono alla stazione: la sala d'aspetto del mondo, dove le emozioni si caricano e si tirano fino allo spasmo, dove l'attesa corrode ed eccita ogni cuore, dove in definitiva ogni cosa è lecita perché non si è più in sé stessi.
E così più il treno manifesta la sua intenzione di partire e più lui la stringe convulsamente a sé; una mano serrata sulla sua nuca e l'altra a far pressione sul collo di lei fino a costringerla a far aderire completamente i loro corpi. La loro disperata passione non può che culminare in un bacio vorace, carnale, famelico.
L'ora è arrivata, il treno è in partenza. Lei cerca di staccarsi, consapevole che è il momento di separarsi ma lui non vuole lasciare quelle labbra. La stringe ancora di più, come se volesse farla entrare dentro di sé. Alla fine è costretto ad allentare la presa e a liberare anche le sue labbra. Ora stanno immobili, le braccia di lui penzoloni lungo la sua vita e gli occhi incollati gli uni sugli altri. Un ultimo bacio fuggitivo e poi più niente. Lei comincia a corre verso il treno e corre, corre finché non raggiunge un finestrino, si sporge e quando il treno è già in corsa urla, come solo una ragazza innamorata e giovane può fare. Urla, verso quel ragazzo che ancora adesso è fermo al binario e la guarda pensando che la cosa più preziosa della sua vita sta volando via, urla mentre scompare, inghiottita dalla strada ferrata: "Questo è più di quanto abbia mai avuto!"
Lui continua a guardare quel puntino vibrante e piange, piange di gioia.
Lei si accascia su di un sedile e cerca si riprendersi, di trovare la forza di andare avanti perché d'ora in poi sarà sola. Sospira e si gira verso il finestrino lasciando lo sguardo libero di seguire la linea dell'orizzonte che muta in ogni secondo, ridisegnando continuamente nuovi confini da varcare o da temere. Per minuti, forse ore si lascia cullare dal treno e, con lo sguardo sempre immerso fuori, pensa a quello che la attende una volta scesa da questi binari, una volta che non sarà più a casa sua ma lontana da tutto quello che fino a questo momento ha chiamato famiglia e amore.
Che cosa farà? Che cosa diventerà?
Vorrebbe tanto non pensarci, vorrebbe tanto non conoscere la risposta che invece le martella in testa e che le dice implacabile: cambierai, diventerai un'altra che loro non riconosceranno e che nemmeno tu riconoscerai; non amerai più allo stesso modo, non darai mai più un bacio come quello che ancora ti bagna le labbra, non lo amerai più al tuo ritorno. Imparerai che con il tempo l'amore perde di fascino, perde di intensità, e che il potere devastante delle prime cotte diventa un capriccio, un fastidio costante che chiede di essere alleviato, ma nulla più. Non ci saranno più quei baci rubati al tempo.
La ragazza non riesce più a rimanere inchiodata al suo posto dove i pensieri le deformano il panorama, si alza e comincia a camminare fra le carrozze; ne passa una e poi un'altra sempre più velocemente, alla fine corre e si ritrova in cima al treno: non si può più scappare, è in trappola. Vorrebbe tanto fermare questo mostro inesorabile e tornare indietro per gettarsi ancora fra quelle braccia e rimanerci.
Invece deve scendere, è arrivata.
Sotto i piedi il pavimento della stessa stazione. Ma a scendere non è la ragazzina, al suo posto una donna stanca, sfiorita e incapace di trascinare ancora il suo fardello e la sua coscienza. Della ragazza non c'è più traccia. Solo lo scheletro le brilla ancora negli occhi, facendola sembrare malata. Un tempo eterno è passato dall'ultima volta e nessuno è rimasto ad aspettarla. Il tempo dei baci e delle passioni è finito, ora, non rimane che raccogliere i pezzi e cercare di riviverli.

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