Il sole, il bianco dei nostri vestiti e il verde di un ghiacciolo

Questa mattina ho visto l'alba, ho visto tutta la notte scorrermi davanti. Incollata alla finestra ti aspettavo e come sempre sei arrivato, arrivi quando meno me lo aspetto e quando già il sonno si fa sentire pesante, ma arrivi. Mi accarezzi il volto con la tua mano leggera, leggerissima, non la sento nemmeno più ma continuo ad immaginarla; mi dai il solito bacio sulla fronte, sorridi e riparti. Ed io ti aspetto, ti aspetto da sempre. Ogni notte questo mese ho visto la notte passare veloce ed io correvo con lei, non ho mai vinto ma almeno l'ho sfidata.
Se la mia mente dimentica, il cuore non lo fa. E così ogni notte è una catarsi, ogni notte è rivivere quello che è già successo.
Ora è mattina. E quello che di notte fa male, la mattina diventa sopportabile; non ho mai capito perché ma funziona così, mi dicono. E allora, perché non rivivere ancora una volta? Forse la luce del sole asciugherà una volta per tutte le lacrime che la notte non riesce a fermare.
Allora volo via dal presente e mi getto nel fiume del passato, lo percorro a ritroso fino ad una mattina di dieci anni fa.
Era una mattina di Aprile, ma di un Aprile più caldo. Ricordo che quel giorno fu senza una nuvola, ci fu il sole per tutta la giornata, nemmeno il buio voleva portarselo via, ma dovette. Ricordo solo immagini, colori e sensazioni sfocate di quella giornata; tutte le parole che quel giorno furono dette  le ho rimosse, le ho volute perdere perché volevo un ricordo che fosse solo mio e volevo che fosse come un vecchio film muto in bianco e nero: scene in successione e silenzio. Volevo svuotare la realtà per ricrearmela silenziosa, composta almeno nella mia memoria. Nel mio vecchio film però ho aggiunto un colore al bianco e al nero che è il verde, il verde brillante dei ghiaccioli. Ma lascio che siano i fotogrammi a parlare.
Sono dentro una chiesa, non ci sono mai stata ma è meravigliosa, tutta in marmo rosa e bianco e talmente alta che gli occhi ti fanno male a guardare fino in cima. La chiesa è affollata, sono uomini
chiusi nei loro vestiti neri o donne vestite di nero con fazzoletti bianchi e stropicciati
premuti forte contro gli occhi. Mi sembra di riconoscere alcune di quelle facce deformate dal dolore, ma non mi importa perché sto cercando con lo sguardo mia madre, eccola, la vedo abbracciata a mia nonna, è curva spossata ma nemmeno oggi ha perso la sua bellezza la sua fierezza. I suoi occhi sono rossi di pianto, ma ora non piange mi sorride e mi fa cenno di andare al mio posto. Stringo la manina di mia sorella, e la guido verso una panca della chiesa. Siamo solo io e lei, due macchiette bianche in mezzo a tutto quel nero, siamo vestite entrambe di bianco, un bianco accecante lì in mezzo. Tutti ci guardano: alcuni ci sorridono con gli occhi lucidi, altri ci fanno una carezza. Siamo troppo piccole anche per il nero, siamo troppo innocenti per quel colore. Ora c'è un odore fortissimo di incenso, lo sento ancora adesso nel naso, brucia.
Sono fuori dalla chiesa, stingo ancora la mano di mia sorella ma in un attimo siamo lontane, corriamo verso i giardinetti, verso il sole, verso il caldo per lavare via dalle ossa anche l'ultimo brivido di freddo di quella chiesa glaciale per disperdere al sole anche l'ultimo sentore di quell'incenso.
Ci sediamo in una panchina, abbiamo preso dei gelati. Ho un ghiacciolo alla menta in mano, è verde. Lo sto mangiando così velocemente che i denti mi fanno male ma non posso lasciare che il sole lo sciolga tutto, ci sono quasi riuscita rimane soltanto un ultimo pezzettino di ghiaccio colorato. Non faccio in tempo, è già caduto sui miei pantaloni. Ho una macchia verde sui miei pantaloni bianchi.
Me ne dimentico in fretta e lascio che sia il sole ad asciugarla.
Quei pantaloni li ho ancora, sono nell'armadio nascosti sotto altri vestiti e ogni tanto li riprendo in mano per rivedere quella macchia verde.
Questo è quello che ricordo del funerale di mio nonno: il sole, il bianco dei nostri vestiti, e il verde di un ghiacciolo.
Non ci sono lacrime nel mio ricordo, ma ora ne ho gli occhi pieni.
Ti aspetterò anche questa notte, nonno, aspetterò la tua mano leggerissima sulla mia guancia.


Commenti

Post popolari in questo blog

Chiudi!

Inviolabile Chimera

Istantanea