Ti sogno ma non esisti
Sono a lezione. Sono seduta al mio solito posto, quello in fondo alla fila, quasi sempre una delle ultime file. Scelgo sempre lo stesso e sempre con lo stesso ragionamento: le prime file richiedono troppa concentrazione, non fanno per me; in quelle centrali mi sento compressa, chiusa, una sensazione insopportabile; le ultime invece sono perfette, sono quella zona di nessuno dove non è richiesta alcuna particolare volontà di attenzione o di partecipazione, chi si siede in quei posti, con uno sguardo d'intesa, ti comunica che non sarà di intralcio, che ti capisce e che come te sta cercando un posticino riparato da cui seguire la lezione, una lezione qualsiasi.
Quindi sono a lezione, seduta in un'aula stranamente piena, stracolma. Anzi mi guardo in giro e comincio a pensare di aver sbagliato posto o orario, solitamente c'è l'eco a farci compagnia fra i banchi. Il posto è questo e l'ora pure, mi rassegno.
Inizia la lezione, proiettore accesso, immagini di battaglie sanguinose sullo schermo, luci spente, la solita voce cantilenante di sottofondo e infine io che ogni tanto mi animo per scarabocchiare due date su un foglio. Annoto qualcosa e rialzo lo sguardo verso il proiettore, sto per riabbassarlo sul foglio ma la penna mi scivola di mano e cade a terra. Sbuffo e faccio per raccoglierla, ma nel buio dell'aula intreccio la mia mano ad un'altra sconosciuta, scesa per raccogliermi la penna. Mi spavento e ritraggo la mano, mi raddrizzo e mi ritrovo a fissare due occhi pieni di vita. Sorrido, e quegli occhi brillano.
"Sono arrivato tardi e non sono riuscito a trovare nemmeno una sedia libera...ti dispiace se mi siedo qui con te, cioè se mi siedo e poi ti prendo in braccio? Gli appunti li prendo io, tranquilla! Posso?"
A parlare era stato un ragazzo, non riuscivo a vederlo bene ma ero quasi certa di non averlo mai visto a lezione.
E' alto, lo sento dalla sua presenza accanto a me e dalla posizione innaturale in cui si è accovacciato per bisbigliarmi all'orecchio; ed ha un odore indescrivibile, prima si percepisce il delicato profumo spruzzato da poco e poi arriva, penetrante, il suo odore virile, quello della sua pelle. Sono stordita da quel contatto tanto ravvicinato e dalla richiesta insolita, continuo a fissarlo senza parlare. Poi d'un tratto riprendo coscienza, sbatto le palpebre, deglutisco e mi alzo per farlo sedere e con un filo di voce riesco anche a balbettare un "Va bene".
In un attimo lui è sistemato e mi fa segno di sedermi, io mi faccio avanti cercando di mostrare la sua stessa disinvoltura ma non ne sono proprio in grado. Mi appollaio sulle sue gambe, cerco una posizione in cui non essere di intralcio, finalmente la trovo; mi immobilizzo e trattengo il respiro, sto aspettando qualche suo segnale. Niente. Lo sento respirare a ritmo regolare e sento anche la penna che scorre veloce sui suoi appunti. Cerco di dissimulare la mia goffaggine concentrandomi sulla lezione, o meglio puntando gli occhi su una diapositiva qualsiasi, la guardo ma non vedo niente, ho la mente troppo in subbuglio per concentrarmi realmente su qualcosa. Rimango in questa posizione assurda per un tempo che mi sembra infinito, sicuramente solo per pochi minuti. Mi giro a guardarlo: è completamente assorto nella lezione, sembra che non si ricordi nemmeno della mia presenza. Indugio ancora un po' sul suo volto illuminato dalla luce dello schermo. Ha dei bei lineamenti definiti netti, due occhi profondi e due labbra carnose e porta una giacca morbida che fa intravedere due braccia scolpite. Sono ancora intenta a scrutarlo quando si volta e mi sorride. Arrossisco di colpo, e ringrazio mentalmente di trovarmi in una stanza quasi buia, e nel più completo imbarazzo di essermi fatta beccare sul fatto sorrido anche io, ma con lo sguardo basso. D'improvviso sono diventata una patita della pavimentazione dell'aula, tanto mi ci sono concentrata sopra. Ho il cuore che batte a mille, non riesco proprio a rialzare gli occhi, mi sento una stupida ma continuo a fissare le linee irregolari del pavimento. Non faccio in tempo a riacquistare il controllo che vengo investita dal suo odore, ho una fitta al cuore e quello riparte al galoppo mozzandomi il fiato. Sento le sue labbra fra i miei capelli, si è chinato ancora una volta su di me, un brivido mi attraversa la schiena e mi mordo le labbra nell'attesa che cominci a parlare.
"Stai comoda? Mi devo spostare?"
Il cuore salta un altro battito. "Sto benissimo, tu riesci a seguire?"
"Certo, peccato che non abbia molta voglia... I tuoi capelli hanno un profumo buonissimo e mi fanno il solletico.." In un attimo ha raccolto i miei capelli e li ha spostati dall'altra parte, lasciandomi il collo scoperto, ora, ancora più sensibile al soffio delle sue parole.
"Scusa, non volevo", riesco a mala pena a mormorare.
Rialzo lo sguardo e trovo ancora i suoi occhi caldi su di me. Sono bloccata, non so che fare.
Lo vedo che si abbassa verso di me, già sento le sue labbra sul mio collo, già tremo di paura...quando, quando mi sveglio.
Mi sveglio. Apro e chiudo gli occhi. Sono ancora al buio, ma questa volta nella mia stanza. Sola ma nel mio mondo.

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